L'articolo è stato redatto dcon la collaborazione degli oculisti del poliamulatorio.
Il rossore oculare estivo nasconde quasi sempre uno tra tre quadri molto diversi tra loro — irritazione chimica, infezione, allergia — e confonderli porta quasi sempre a curarsi nel modo sbagliato.
Occhi rossi in estate, come distinguere le cause
Ogni estate, puntuale come il caldo luglio, arriva la stessa ondata di pazienti con gli occhi rossi. Di seguito riportano quello che spiegano ogni giorno in ambulatorio, perché su questo argomento la confusione è tanta, e curarsi nel modo sbagliato — magari con un vecchio collirio preso dal cassetto — può peggiorare le cose invece di risolverle.
"Ho gli occhi rossi e mi bruciano dopo la piscina" — la domanda che sento di più
È la richiesta più frequente che riceviamo in questo periodo.
E la risposta, nella maggior parte dei casi, è più semplice di quanto si pensi: non è congiuntivite, è irritazione chimica. Il cloro — o meglio i suoi derivati, le cloroammine che si formano quando il cloro reagisce con sudore e residui organici in acqua, cosa che accade in ogni piscina frequentata — è un irritante diretto della congiuntiva. Brucia, arrossa, a volte fa lacrimare più del solito.
Ma nella quasi totalità dei casi si risolve da solo entro 24/48 ore, senza secrezioni.
La vera congiuntivite ha un comportamento diverso: tende a persistere oltre le 24-48 ore, spesso peggiora anziché migliorare, e nella maggior parte dei casi passa da un occhio all'altro nel giro di uno o due giorni. Se al risveglio le palpebre sono appiccicate dalla secrezione, quello non è cloro. È un'infezione, e va trattata come tale. Regola pratica: irritazione da cloro = migliora entro 24 ore lavando bene con soluzione fisiologica.
Se dopo un giorno l'occhio è ancora rosso, o addirittura peggio, meglio farsi vedere.
Congiuntivite: perché non sempre è "solo infiammazione"
Per anni la congiuntivite è stata trattata in modo piuttosto uniforme: colliri antinfiammatori o antibiotici a seconda dei casi, riposo, poco altro. Il problema è che dietro il termine "congiuntivite" si nascondono in realtà quattro patologie con meccanismi completamente diversi — virale, batterica, allergica e irritativa— e curarle allo stesso modo è uno degli errori più comuni che vedo arrivare in studio.
Secondo i dati raccolti dai Centers for Disease Control and Prevention (CDC) statunitensi, la maggior parte delle congiuntiviti infettive in età adulta ha origine virale, spesso da adenovirus, ed è proprio questa la forma più contagiosa e più difficile da trattare farmacologicamente, perché — a differenza di quella batterica — non risponde agli antibiotici.
Per questo motivo molti oculisti oggi insistono meno sulla diagnosi generica di "congiuntivite" e più sull'identificazione della causa specifica, perché è da lì che dipende l'intero percorso terapeutico.
Lenti a contatto e congiuntivite: perché il divieto non è una raccomandazione, è una regola
Qui non c'è spazio per le eccezioni. Se è in corso una congiuntivite — virale, batterica, allergica o irritativa — le lenti a contatto restano nell'astuccio per tutta la durata dell'infiammazione.
Non è prudenza generica. La lente diventa una superficie su cui i patogeni si depositano e proliferano più facilmente, mentre l'occhio già infiammato è più permeabile a nuove infezioni che si sommano a quella in corso.
L'associazione tra uso di lenti a contatto in acqua — piscine, laghi, ma anche il mare — e cheratite da Acanthamoeba è documentata da tempo nella letteratura oftalmologica, ed è una delle infezioni corneali più temute proprio perché, se non trattata precocemente, può compromettere in modo permanente la vista.
Quindi: occhiali finché l'infiammazione non è completamente risolta, lenti a contatto se monouso o mensili sono da buttare; se semirigide o gas permeabili, richiedono una disinfezione accurata prima del loro utilizzo. Anche se in vacanza sembra un sacrificio enorme. Lo è molto meno di una cheratite.
Congiuntivite virale, mare e sole: si può uscire?
Qui il problema si divide in due, ed è utile tenerli separati.
Il primo è clinico: la congiuntivite virale porta quasi sempre una fotofobia marcata, cioè un fastidio importante alla luce. Sole pieno, sabbia che riflette la luce, vento che secca la superficie oculare già infiammata, tutti peggiorano il fastidio soggettivo e rallentano il comfort del paziente durante la fase acuta.
Il secondo problema è il contagio, ed è quello su cui insisto di più con i miei pazienti. Le congiuntiviti virali si trasmettono per contatto diretto — mani, asciugamani, cuscini — e in un contesto affollato come una spiaggia o una piscina il rischio di trasmetterla ad altri è concreto, non teorico. La fase più contagiosa dura in genere una decina di giorni. La mia indicazione pratica è: evitare spiagge e piscine affollate durante la fase acuta, non per un divieto assoluto legato al sole, ma per comfort personale e per responsabilità verso chi vi sta intorno.
Come distinguere una congiuntivite allergica, batterica, virale e irritativa
È probabilmente la domanda più difficile a cui rispondere senza una visita, ma alcuni segni clinici aiutano a orientarsi. La congiuntivite allergica — molto frequente in estate per pollini residui, polvere, aria condizionata, talvolta lo stesso cloro — si presenta con prurito intenso, quasi sempre bilaterale fin dall'esordio, e secrezione acquosa, mai densa o colorata.
Spesso si accompagna a rinite, starnuti, il quadro classico da allergia stagionale. La congiuntivite batterica dà meno prurito e più bruciore, sensazione di corpo estraneo, e soprattutto secrezione densa, giallastra o verdastra, che incolla le ciglia al risveglio. Tipicamente inizia in un occhio solo.
La congiuntivite virale porta più lacrimazione acquosa, fotofobia, spesso preceduta da un raffreddore o mal di gola nei giorni precedenti, e tende a estendersi al secondo occhio entro 24-48 ore. La congiuntivite irritativa è un'infiammazione della membrana che riveste l'occhio, causata dal contatto diretto con agenti esterni come fumo, smog, cloro delle piscine o polvere. Non è contagiosa e i sintomi passano in fretta se si allontana la causa.
Questi segni orientano, ma non sostituiscono una visita oculistica, soprattutto quando i quadri si sovrappongono, cosa che in ambulatorio vedo più spesso di quanto ci si aspetti.
Riutilizzare un vecchio collirio: perché non va fatto
Questo è il punto su cui vorrei essere più diretto di tutti gli altri, perché è quello che mi porta più pazienti con quadri peggiorati invece che risolti. Capita spesso: occhio gonfio per il caldo, per una crema nuova, per soluzione fisiologica usata male, e in un cassetto c'è ancora mezza confezione di collirio antibiotico o cortisonico avanzata da un episodio precedente.
La tentazione di riutilizzarlo è comprensibile, ma è proprio in questi casi che vedo arrivare le complicazioni peggiori. Un antibiotico oculare tratta un'infezione batterica specifica: se il gonfiore ha un'altra origine — allergica, irritativa — l'antibiotico non serve a nulla.
Un cortisonico, se applicato su un'infezione virale o herpes non riconosciuta, può favorire la replicazione virale e aggravare significativamente il quadro clinico, un meccanismo ben documentato in letteratura oftalmologica per le cheratocongiuntiviti da herpes simplex. A questo si aggiunge un problema pratico: un collirio aperto da mesi, conservato magari in condizioni di caldo estivo, può essere contaminato o aver perso efficacia.
Per questo la mia indicazione resta sempre la stessa: nessuna terapia oculare va riutilizzata senza una diagnosi aggiornata, nemmeno se "è successa la stessa cosa l'anno scorso".
In sintesi
Se il rossore passa in un giorno da solo, è probabilmente irritazione da cloro o salsedine.
Se persiste, cambia occhio, o si accompagna a secrezione densa al risveglio, è il momento di una visita. Le lenti a contatto, con un'infezione in corso, restano a casa senza eccezioni. Il mare non è vietato per principio, ma nella fase acuta di una congiuntivite virale conviene evitare luoghi affollati.
E il collirio avanzato nel cassetto va lasciato lì, finché una diagnosi non dice davvero cosa c'è dietro quel rossore.
Menzione importante merita il calo visivo che non è associato alla congiuntivite, generalmente, ma più spesso è imputabile ad una patologia differente: cheratite, uveite o glaucoma …
Per prenotare una visita oculistica o per un consulto sui disturbi oculari estivi, contatta il Poliambulatorio Aesculapio a San Felice sul Panaro: tel. 0538 85311, oppure prenota online.
I NOSTRI PAZIENTI CI CHIEDONO ANCHE…
1. Quanto dura in media una congiuntivite virale?
Generalmente si risolve spontaneamente in 7-14 giorni. Il periodo di massima contagiosità coincide con i primi giorni, quando la secrezione acquosa e l'arrossamento sono più marcati.
2. I colliri decongestionanti da banco (quelli "sbianca-occhio") vanno bene per l'occhio rosso estivo?
Vanno usati con cautela e solo per periodi brevissimi. Riducono il rossore agendo sui vasi sanguigni, ma non curano la causa sottostante e, se usati per più di qualche giorno, possono provocare un effetto rimbalzo con arrossamento che peggiora quando si smette di usarli.
3. Posso truccarmi gli occhi se ho la congiuntivite?
No, andrebbe evitato fino alla completa risoluzione. Il trucco, e soprattutto i pennelli e gli applicatori, possono ospitare i patogeni responsabili dell'infezione e favorire sia il prolungamento del contagio sia la reinfezione dello stesso occhio una volta guarito.
4. La congiuntivite allergica va vista dall'oculista o basta l'antistaminico da banco?
Per le forme lievi e ricorrenti, note già da stagioni precedenti, l'antistaminico da banco è spesso sufficiente. Una visita diventa importante se il prurito è molto intenso, se compare gonfiore marcato delle palpebre, o se i sintomi non rispondono al trattamento abituale dopo pochi giorni: in questi casi va esclusa una componente infettiva sovrapposta.