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EPICONDILITE O “GOMITO DEL TENNISTA”: SINTOMI, CAUSE E TRATTAMENTI

Martedì 24 Febbraio 2026

Dalla diagnosi alla riabilitazione: scopri come tornare a muoverti senza dolore con l'approccio attivo della Dott.ssa Annalisa Roveri.

L’ozonoterapia può aiutare chi soffre di dolore alla schiena o alle articolazioni, offrendo un’alternativa ai trattamenti più invasivi.

Il "gomito del tennista" — o epicondilite, per chi vuole usare il termine tecnico — è un problema che capita molto più spesso di quanto si pensi. Nonostante il nome faccia subito pensare ai campi da tennis, la realtà è che basta poco per infiammare i tendini del polso. Magari un lavoro ripetitivo in ufficio, un hobby manuale o qualche sforzo di troppo fatto male in casa.

Alla fine, il dolore al gomito esterno nasce da quei continui piccoli traumi che si ripetono e rendono difficile anche solo stringere una mano o sollevare una tazzina. Insieme alla Dott.ssa Annalisa Roveri, fisioterapista esperta in riabilitazione ortopedica presso il Centro Aesculapio a San Felice sul Panaro, vedremo perché la chiave del successo terapeutico non risiede solo nel riposo, ma in un approccio attivo e personalizzato.
 

Quanto tempo impiega in media il gomito del tennista per guarire completamente?

Dott.ssa Annalisa Roveri: In generale per un recupero completo servono 4-8 settimane, a seconda della gravità della degenerazione tendinea e dell’aderenza al protocollo riabilitativo. Nei casi cronici, il percorso può richiedere 3-6 mesi.
 

Quali sono le cause principali dell’epicondilite?

Dott.ssa Annalisa Roveri: La causa principale deriva da sovraccarichi ripetuti dei tendini estensori del polso a livello dell’inserzione epicondilea. Nei tennisti è tipica la backhand eseguita con impugnatura errata; nei non atleti è spesso legata a lavori manuali ripetitivi o all’uso prolungato di mouse e avvitatori. I sintomi includono dolore laterale al gomito, peggiorato durante la presa o lo stretching, e riduzione della forza.
 

Come prevenire l’epicondilite?

Dott.ssa Annalisa Roveri: Per prevenire l’epicondilite è necessario fare un rafforzamento eccentrico degli estensori del polso da eseguire circa tre volte a settimana, unito ad una tecnica corretta sportiva e a pause ergonomiche sul lavoro. Per prevenire gli scompensi posturali può essere utilizzato un tutore apposito durante le attività, così come l’impiego di scarpe sportive con un buon supporto dinamico.
 

Qual è il trattamento iniziale dell’epicondilite?

Dott.ssa Annalisa Roveri: Si applica il protocollo RICE (Riposo, Ghiaccio, Compressione, Elevazione), associato, se necessario, a terapia antinfiammatoria. Il riposo assoluto non è consigliato: microcarichi controllati accelerano la guarigione.
 

Qual è il ruolo della fisioterapia nella riabilitazione?

Dott.ssa Annalisa Roveri: La fisioterapia è fondamentale e si sviluppa in tre fasi:

  • Fase acuta: tecarterapia, laser e ultrasuoni per ridurre infiammazione e dolore.
  • Fase subacuta: massaggio trasverso profondo, potenziamento eccentrico con elastici, liberazione dei trigger points.
  • Fase funzionale: esercizi propriocettivi e rieducazione del gesto atletico.
     

Quali benefici offre la riabilitazione in acqua?

Dott.ssa Annalisa Roveri: L’idrokinesiterapia consente una riduzione del carico articolare fino al 90%, permettendo l’esecuzione precoce di esercizi per estensori e pronatori. Migliora la propriocezione senza provocare dolore e contribuisce ad accelerare il recupero funzionale e atletico.
 

Quanto conta la postura nella prevenzione dell’epicondilite?

Dott.ssa Annalisa Roveri: La postura ha un ruolo decisivo. Spalle anteposte o iperpronazione del polso aumentano lo stress a livello dell’epicondilo. Un percorso di rieducazione posturale, con spalle aperte e polso in posizione neutra, consente di prevenire le recidive in una percentuale significativa di casi.
 

Epicondilite: il percorso di cura in Aesculapio

Dott.ssa Annalisa Roveri: Il percorso integrato comprende:

  • diagnosi strumentale (ecografia, risonanza magnetica);
  • valutazione ortopedica;
  • fisioterapia personalizzata (tecarterapia, ultrasuoni, laserterapia, onde d’urto, esercizi specifici);
  • riequilibrio propriocettivo, forza e postura per un ritorno completo alle attività quotidiane e sportive.
     

Prevenzione: la prima cura

La flessibilità e una corretta elasticità corporea rappresentano elementi fondamentali nella prevenzione dell’epicondilite. Discipline come lo yoga possono contribuire a mantenere equilibrio muscolare e mobilità articolare, riducendo il rischio di sovraccarichi funzionali.

All'Ambulatorio di fisioterapia si accede in libera professione. Per maggiori informazioni, contatta il nostro Centro Medico: 0535 85311 oppure prenota online.
 

FAQ Le persone chiedono anche... 

Si può guarire dall'epicondilite senza chirurgia?
Sì, nella stragrande maggioranza dei casi (oltre il 90%). La combinazione di fisioterapia, esercizi eccentrici e correzione posturale è generalmente risolutiva.

Il ghiaccio serve davvero per il gomito del tennista?
Il ghiaccio è utile solo nella fase acuta per gestire il dolore (effetto analgesico), ma non cura la degenerazione del tendine. Per quella serve il carico graduale.

Posso continuare ad allenarmi se ho dolore?
Sì, il riposo totale è controproducente, ma l'attività va rimodulata. È fondamentale evitare i gesti che scatenano il dolore acuto, preferendo esercizi di rinforzo controllati.

Come faccio a capire se è epicondilite?
Se il dolore è focalizzato nella parte esterna del gomito, è epicondilite.

Test di autodiagnosi: appoggia la mano piatta sul tavolo. Prova a sollevare verso l'alto solo il dito medio, opponendo resistenza con l'altra mano (spingi il dito medio verso il tavolo mentre cerchi di alzarlo). Questo mette in tensione proprio il tendine più coinvolto nell'epicondilite. Se fa male il gomito, è epicondilite.

Epicondilite o “gomito del tennista”: sintomi, cause e trattamenti